Natale a Goa - Diario di un viaggio

In una lontana vigilia di Natale viaggiavo verso l’India, un lungo viaggio aereo, due scali e io con un panettone in mano da portare ad un amica.

Scappavo lontano da una situazione dolorosa, la rottura da una relazione molto lunga, delusa, cuore a pezzi, autostima sotto ai piedi…e un panettone in mano.

Il panettone era per la mia più cara amica che mi stava aspettando a destinazione. Ci saremmo incrociate sulle nostre rispettive rotte a Goa. Ero partita in anticipo perche anche lei lei si trovava nella mia stessa situazione emotiva e quando un amica chiama per “emergenza amorosa” eccomi pronta a partire in anticipo e correre da lei per evitarle un Natale in solitudine.

Durante uno scalo mi arriva un suo sms: “questo posto mi rende ancora più triste, sono partita per il Nord dell’India, se vuoi raggiungimi”.

Un messaggio che mi provoca un incazzatura notevole, avrei preso a calci quel cazzo di panettone! Ma come raggiungimi? Ma poi che appuntamento è “Nord India” sarebbe come dire troviamoci in Nord Europa…

Non le rispondo nemmeno, smaltisco la mia incazzatura in uno scalo da 5 ore a Mumbai fissando i neon scassati della spoglia area voli nazionali.

Mi sveglio il giorno successivo a Goa in una guesthouse sporca, triste e afosa. Accendo il telefono e mi arrivano una serie di messaggi di auguri, molti dei quali le classiche catene tipo “ siamo tutti qui riuniti, la neve, l’amore, la magia del Natale”. Spengo il telefono, mando affanculo la magia del Natale e scoppio a piangere.

La lacrime non si fermano e il dolore è fisico, sento un grande vuoto dentro, mi fa male il cuore. Penso a tutto l’amore provato, al modo in cui quell’amore è stato buttato nel cesso. Sento anche anche io sono stata buttata nel cesso, dalla mia amica e forse anche da me stessa.

Dopo un tempo indefinito decido che in fondo è Natale e forse fare un giro e mangiare qualcosa sulla spiaggia potrebbe solo farmi meglio.

Esco dalla guest house, occhiali scuri per nascondere la tristezza.

Ed è proprio lí che avviene la magia….

La scena che mi accoglie è semplice ma potente: una donna seduta a terra, un telo steso con delle cianfrusaglie da vendere, attorno a lei due bambini sporchi e mezzi nudi. Alle sue spalle un piccolo cantiere dove stavano lavorando per costruire una casa, molti degli operai erano ragazzini adolescenti o poco più che bambini, tutti in divisa trasportavano materiali pesanti. Cazzo era Natale anche per loro. Goa è uno stato prevalentemente cattolico e loro stavano lavorando la mattina di Natale.

Mi sono sentita come se questa scena mi stesse dando due potenti schiaffi in faccia. Molto più di quello che gli inglesi chiamano “reality check”, l’ho proprio sentito quel calcio in culo che l’universo mi stava dando.

I miei problemi d’amore e con me stessa tutto d’un tratto sono sembrati una piccola particella di un’universo di sofferenze umane. E questa consapevolezza era negli occhi sorridenti di quella donna e dei suoi bimbi, vivevano in strada, senza nulla ma i loro occhi brillavano di gioia.

Donne in spiaggia ad Anjuna - Goa

Donne in spiaggia ad Anjuna - Goa

Mi giro e corro su per le scale, prendo dalla mia stanza il panettone e dei quadernini e matite (ho una mania per queste cose, un un’altra vita sarò stata una cartolaia) e mi precipito di nuovo giù dalle scale.

Porto questi piccoli doni per la donna che coi suoi occhi mi ha fatto il regalo di Natale più bello e grande che io abbia mai ricevuto. I suoi bimbi mi saltano attorno e lei vuole per forza ricambiare con una delle sue cianfrusaglie. Ha cosi tanta dignitá da non voler accettare i miei doni senza dare nulla in cambio. Quando capisce che non volevo nulla fa per baciarmi le mani ma sono io ad inginocchiarmi ed abbracciarla. Quell’abbraccio vale tutto l’oro del mondo, sono io in debito con lei. Per sempre.

Anjuna beach - Goa

Anjuna beach - Goa

 

Il resto del mio viaggio prosegue al meglio. Incontro le persone giuste al momento giusto, incontro personaggi mitici, vedo posti magici che mi sono poi rimasti negli occhi e nei ricordi, feste, spiagge, km e km in motorino imparando a guidare, suonare il clacson e imprecare come una vera indiana. In tutto ciò alle volte ho deciso consapevolmente di stare da sola, di fare pace con stessa, riconquistarmi, vivere quel dolore per lasciarlo andare per crescere e andare oltre. Grazie madre India. Alle volte l’universo ci pone davanti a grandissime lezioni, anche nelle cose semplici, basta coglierle.

 

Volevo fare una foto con le guardie davanti al forte….e come spesso accade in India…é diventata una foto ricordo anche di un gruppo di turisti indiani!

Volevo fare una foto con le guardie davanti al forte….e come spesso accade in India…é diventata una foto ricordo anche di un gruppo di turisti indiani!

Ai tempi non ero ancora una naturopata ma avevao avuto la fortuna durante quel viaggio di provare lo shirodara, un trattamento ayurvedico fatto con olio di sesamo caldo, che viene fatto scorrere sul terzo occhio. Il tutto accompagnato da un massaggio tradizionale. Nella situazione in cui mi trovavo mi ha dato la sensazione che mi venissero lavati via in pensieri negativi, è stato bellissimo e rigenerante.

Se la naturopata di oggi avesse potuto prendersi cura dell’Ale di quei tempi le avrebbe sicuramente consigliato della Whitania, che in medicina ayurvedica viene chiamata Ashwaganda

alessandra porroComment